text
SEARCH
issue 14 - Jan 2004 - feature stories


MINA MAZZINI CANTA NELLE BASILICHE DEL VATICANO
Ascolta I canti gregoriani di Mina Mazzini nelle basiliche del giubileo in Vaticano
ed esplora alcune delle piú belle località dell'eterna città Santa: Roma

by Marco Trezzini







clicca qui per accedere al sito

Marco Trezzini, fondatore e responsabile ricerca e sviluppo e web strategy di VRWAY :
"Questo sito internet é una vera esperienza multi -mediale, -sensoriale ed immersiva, infatti coniuga le migliori possibilità technologiche contemporanee allo stato dell'arte per la visualizzazione di un tour di realtá virtuale, garantendo una totale compatibilità con tutti i computer abilitati ad internet.
Siamo immensamente onorati di poter aver realizzato questo progetto,
vogliamo ringraziare la Santa Sede e Mina per averci permesso di utilizzare i loro tesori alfine di rendere possile a tutti di vivere l'esperienza di
Mina canta in Vaticano, appunto".


Mina non é nuova a progetti internet, infatti il 30 marzo 2001, più di 15 milioni di persone vollero seguire il più grande evento multicast italiano. Si trattava di una trasmissione di un’ora, d’immagini di Mina ed i suoi musicisti, al lavoro negli studi di registrazione di Lugano. L’evento si è dimostrato sia un successo sia un insuccesso. Da una parte, l’intensità del traffico causò il crollo della rete. Dall’altra, nonostante la grandissima popolarità dell’artista, non si era potuto prevedere una reazione così strepitosa. Infatti, fu la prima volta nella storia del Web italiano, che un numero così elevato di utenti si collegasse simultaneamente allo stesso sito. Nel capriccioso mondo dell’intrattenimento, Mina ha dimostrato di possedere non solo un intramontabile potere, ma anche una forte coscienza di sè. Sono passati tanti anni da quando l’artista si ritirò dalla vita pubblica e da allora, si dedica allo sviluppo dei suoi interessi creativi, incurante del mondo dei media e prestando poca attenzione al susseguirsi delle mode. Così facendo, l’artista è riuscita a difendere la sua visione creativa e la sua straordinaria originalità.

Ciò che rende Mina veramente fenomenale, è il fatto che nonostante la sua vita si svolga lontano dai riflettori, l’immagine di lei rimane comunque vivida nella consapevolezza del pubblico. Oltre a ciò, il fatto che sia riuscita a mantenere forte la sua immagine evitando compromessi artistici, le ha permesso di seguire un’ampia traiettoria sviluppando e raffinando il suo stile particolare, senza ricorso ad apparizioni pubblicitarie. Mina impersona il successo e, in una carriera che dura da oltre 40 anni, anno dopo anno, ogni suo nuovo album è sempre arrivato in cima alle classifiche.

VRWAY Communication é un marchio di VRWAY International,
nata nel 2000, industria di Realtà Virtuale fotografica ed editore di varie pubblicazioni online quali
VArtist, Arounder, Panobiz, Fullscreenqtvr e VRMAG.
VRMAG, il primo magazine internet dedicato all' esplorazione in realtá virtuale fotografica
dei luoghi, delle persone e degli eventi piú interessanti al mondo,
presenta nel suo numero 14 un eccezzionale progetto reso possibile dalla collaborazione
tra Marco Trezzini e Massimiliano Pani.
Immaginate di potervi, da casa o dall'ufficio, comodamente seduti dietro lo schermo del pc o mac che sia, collegare al sito:

http://www.vrmag.org

Accedete al sito "Mina canta in Vaticano" alzate il volume degli altoparlanti,
ed ascoltate I canti gregoriani e in volgare di mina durante l'esplorazione virtuale della bellezza
delle basiliche del giubileo in Vaticano: Santa Maria Maggiore, San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le Mura, San Lorenzo fuori le Mura ...
ed alcune delle piu belle vedute di roma: Piazza San Pietro, il Colosseo, il Pantheon, Piazza dei Tribunali ...
La visione del sito é gratuita.

Per permettere una correttta visione dell'esperienza a tutti gli utenti internet sono state create varie modalitá di erogazione che soddisfano tutti:

Quicktime é sicuramente il plugin che meglio permette di godere dell'esplorazione, specialmente nel formato a schermo pieno.
http://www.apple.com/quicktime

Per coloro che non hanno Quicktime e non desiderano o non possono scaricarlo é disponibile una versione in Java, visualizzabile su tutti i PC e Mac.

Zoomify é un ulteriore possibilitá per l'utente PC e Mac che non desideri scaricare Quicktime,
infatti una componente molto leggere di Active X si scarica in sottofondo e dopo pochi secondi permette di esplorare i luoghi mostrati. é altresí disponibile una componente per quicktime, e un plugin da 150 Kb.
La carattteristica piú importante di zoomify é quella di permettere il playback cubico
ad un altissima risoluzione e quindi dettaglio.
All'utente viene scaricata in streaming soltanto quella parte di immagine che sta vedendo
http://www.zoomify.com

Per la ripresa di queste immagini é stata usata una camera speciale
per la ripresa digitale di immagine panoramiche a 30 gradi: MK-1, sviluppata da Ted Chevalas, Panoscan Inc. .
Ne esistono poche al mondo ed utilizzano CCD Phase 1.
La camera viene collegata ad un portatile mac, e gestita da un software proprietario.
La camera ruotando sul suo asse scansiona l'ambiente e contemporaneamente genera nel programma, sul portatile, una striscia panoramica.
http://www.panoscan.com

Quindi le immagini sorgente digitali ad altissima risoluzione vengono poi postprodotte da TECH VRWAY SA con un processo industriale normato che termina con il fotoritocco in photoshop.

A seconda delle esigenze di target vengono definiti i formati di erogazione ed infine i files sorgente vengono compressi e convertiti nei vari formati e caricati sui Webserver di VRWAY.

Il server park di VRWAY é ospitato presso assioma, in uno degli stabili piú importanti e sicuri di Swisscom in Svizzera.
Per la banda VRWAY utilizza il bone europeo principale di UUnet, MCI.
http://www.assioma.ch e http://www.uu.net


spiegazione storico-culturale dei canti:

1. MAGNIFICAT

Si tratta di un brano di nuova composizione, ad opera di Mons. Marco Frisina. Il testo è il “Magnificat”, e cioè la preghiera che venne innalzata da Maria, quando si recò a far visita a sua cugina Elisabetta, incinta di Giovanni Battista. Si trova contenuta nel Vangelo di Luca (1,46-56) e costituisce tradizionalmente il cantico che viene eseguito durante i Vespri.
Scrisse Martin Lutero in un suo forte commento all’inno: “Questo cantico della benedetta madre di Dio dovrebbe essere imparato e ritenuto da tutti”. Ed è ciò che si è fatto nei secoli, soprattutto con la musica, a partire dalla purissima armonia del gregoriano, passando attraverso Orlando di Lasso (XVI sec.), che compose ben 101 “Magnificat” da quattro a sei voci, Claudio Monteverdi, Francesco Cavalli, Johann Pachelbel, Antonio Lotti, Antonio Vivaldi, Johann Sebastian Bach e così via. Questo filo musicale è continuato fino ai nostri tempi in centinaia di altri esempi: si pensi solo ai “Magnificat” di Berio, Villa-Lobos, Penderecki, Florentz e Petrassi.
Il testo si presenta come un tessuto di reminiscenze bibliche, in particolare del cantico di Anna, la madre del profeta Samuele, riferito nel cap. 2 del I libro di Samuele.
Il “Magnificat” è già di sua natura un testo da cantare, composto per voce solista e coro. Si apre, infatti, con l’assolo di Maria che parla in prima persona: “anima mea ... spiritus meus ... salutari meo ... me dicent ... fecit mihi”. Poi è idealmente convocato l’intero coro dei “poveri del Signore”, cioè i giusti e i fedeli che elencano le azioni salvifiche di Dio in difesa degli ultimi e dei miseri. È, quindi, il canto della Chiesa delle origini che esalta le scelte di Dio, estrose e sorprendenti fino ad essere sconcertanti agli occhi degli uomini. È il canto di un amore libero, fatto di totale donazione, come dichiarerà Paul Claudel quando elaborerà il “Magnificat” in una delle sue “Cinque grandi odi” (1910) e come farà, per certi versi, lo stesso scrittore portoghese Fernando Pessoa nel “Magnificat” (1933) da lui attribuito a uno dei suoi eteronimi, Alvaro de Campos. Un canto di speranza e di fiducia, di attesa e di gioia.


2. VOI CH’AMATE LO CRIATORE

Si tratta di una lauda tratta dal più famoso laudario di epoca medievale, e cioè dal Laudario di Cortona del XIII secolo. La lauda è un canto religioso in volgare, con un testo che non viene tratto dalla liturgia tradizionale, ma che viene liberamente composto nell’ambito della spontanea religiosità popolare. Il fenomeno delle laude si pone in corrispondenza coi fenomeni di risveglio religioso che, dal francescanesimo ai flagellanti, attraversarono soprattutto l’Italia centrale nel XIII secolo. Nel Laudario di Cortona sono conservate 130 melodie, di autori ignoti. Generalmente prevalgono testi che si ispirano alla spiritualità francescana e di Iacopone da Todi, con un rilievo particolare a testi che si rifanno alle vicende della passione di Cristo.
Anche questo brano si inserisce in questo filone ed è costruito come un commosso appello, rivolto da Maria a tutti i credenti, a considerare il suo dolore di madre di fronte alla morte del Figlio. Il testo, secondo la tipica ispirazione di Iacopone da Todi, insiste sugli aspetti concreti e fisici della passione.

3. MEMORARE

Il brano, di nuova composizione da parte del maestro Gianni Ferrio, prende le mosse da un testo tradizionale della liturgia cristiana. Si tratta del “Memorare”, e cioè di una preghiera che si recita al termine della compieta, che è il gesto liturgico che chiude la giornata. La preghiera, rivolta a Maria, è stata a lungo attribuita a san Bernardo di Chiaravalle (1090-1153). Ma, anche se molti scritti di questo grande dottore della Chiesa riecheggiano le parole e i concetti del “Memorare”, gli studiosi moderni ritengono molto dubbia l’attribuzione a Bernardo. Si dovrebbe trattare, piuttosto, di una preghiera del XV secolo.

4. QUANDO CORPUS MORIETUR

Il brano costituisce l’ultima parte (prima dell’”Amen” finale) del famoso “Stabat Mater” di Giovanni Battista Pergolesi (1710-1736). Il testo è uno delle più famose sequenze liturgiche della tradizione cristiana, e viene attribuito a Iacopone da Todi (1236-1306). Lo “Stabat Mater” è il racconto della vicenda dolorosa di Maria che, ai piedi della croce, assiste al sacrificio del Figlio crocifisso. La seconda parte del testo (da cui è tratto “Quando corpus morietur”) si rivolge a Maria, con toni di intensa commozione, e chiede di essere resi partecipi dello stesso destino di morte e di gloria vissuto da Cristo.
Pergolesi riprende il testo dello “Stabat Mater” e lo riveste con la sua vena tipicamente melodica, contrassegnata dalla dolcezza passionale e malinconica, raggiungendo commoventi effetti di intensa espressione sentimentale.
Per capire meglio il valore dello “Stabat Mater” di Pergolesi, occorre riferirsi all’ambiente in cui visse e alle condizioni in cui lo compose.
Pergolesi operava a Napoli, che nei primi decenni del Settecento viveva un clima di diffuso fervore religioso. In questo contesto giunse al compositore la commissione di musicare lo “Stabat Mater”, quando egli, già colpito dalla tisi, si era ritirato a Pozzuoli per respirare un’aria più salubre. Si trattava di un compito molto delicato, poiché l’Arciconfraternita dei Cavalieri della Vergine de’ dolori voleva un nuovo “Stabat Mater”.
Pergolesi si accinse dunque all’opera, che sempre più doveva sentire come l’ultima della sua breve produzione, cosciente della gravosità dell’impegno, ma forte di quella cultura religiosa popolare che lui stesso condivideva. Il giovane compositore si trovò quindi negli ultimi giorni di vita isolato nel suo dolore, a tu per tu con il sublime testo di Iacopone. Fu il suo canto del cigno, in cui lo strazio del musicista si confonde con quello della Madonna. Una sola regola guidò la sua mano ormai stremata: che le parole, portatrici di esperienza, potessero emergere con assoluta libertà e il canto servisse unicamente a ridar loro la vita originale. Il manoscritto dell’opera si conclude con le parole: “Finis. Deo gratias”.
Da tutto ciò si comprende che il brano in questione non è un semplice esercizio di suprema tecnica musicale, ma soprattutto l’espressione di un uomo di fede che, attraverso le parole oranti di Iacopone, dalla propria condizione di malattia e di morte imminente innalza la più fulgida preghiera a Dio che salva attraverso il dolore.
L’esecuzione del brano rispetta la struttura originaria, con la sovrapposizione delle voci femminili del soprano e del contralto.


5. OMNI DIE

Il testo e la melodia risalgono al XII secolo. Poco o nulla sappiamo a riguardo dell’autore del brano. La tradizione si riferisce a questo testo, denominandolo anche “Inno di san Casimiro”, non perché sia stato scritto da questo santo re di Polonia (1458-1484), ma perché egli dispose di essere sepolto con il testo della sua preghiera preferita, e cioè “Omni die”.
Il brano è espressione di quella fase culturale e musicale in cui le modalità del canto gregoriano cominciano ad uscire dal ristretto ambito monastico e cominciano ad investire anche gli strati più popolari dei credenti.
Il testo è costruito su sei strofe, qui eseguite in alternanza tra il solista e il coro.

6. QUANNO NASCETTE NINNO

Il brano costituisce l”antenato” del famosissimo canto natalizio “Tu scendi dalle stelle”. Fu composto da sant’Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787), grande teologo moralista e poi vescovo.
La lingua usata è l’antico dialetto napoletano. Il brano descrive il rinnovamento di tutta la natura in occasione della nascita di Gesù.

7. NADA TE TURBE

Si tratta di un brano di nuova composizione, ad opera di Mons. Marco Frisina. Il testo è costituito dalla famosa poesia di santa Teresa d’Avila (1515-1582) “Nada te turbe”, che la santa teneva come segnalibro nel suo breviario.


8. VENI CREATOR SPIRITUS

Il testo è uno dei più importanti e tradizionali inni della liturgia cristiana della festa di Pentecoste, e si rivolge allo Spirito Santo. La tradizione lo attribuisce a Rabano Mauro (786-856), abate del monastero tedesco di Fulda e in seguito arcivescovo di Magonza. Si sa per certo che il Concilio Laterano IV (1215) impose che si cantasse questo inno all’inizio delle riunioni del capitolo delle cattedrali, quando veniva convocato per eleggere un nuovo vescovo.
Questo brano è un esempio supremo del canto gregoriano, e cioè, come scrisse un benedettino francese del XIX secolo, “di una musica che è allo stesso tempo parola e canto, possente e solenne, anche se ricca di semplicità e di naturalezza: una musica, insomma, che non cerca se stessa, che non vuole essere ascoltata per se stessa, ma che appare piuttosto come l’espressione spontanea del pensiero e del sentimento di devozione, come la lingua dell’anima sfiorata dalla mano di Dio. Proprio come essa scaturisce dal cuore, penetra anche direttamente nel cuore dell’ascoltatore, se ne appropria e lo conduce in beata commozione verso il cielo”.
Il testo originale è costruito su sei strofe, che comprendono la dossologia finale. Qui vengono proposte la prima, la terza, la quarta e la sesta strofa.

9. PIANTO DELLA MADONNA

La vicenda di questo brano di Claudio Monteverdi (1567-1643) è assai complessa. Nel 1608 Monteverdi compose e fece rappresentare a Mantova il melodramma “Arianna a Nasso”, su testo di Ottavio Rinuccini (1560-1621). L’opera era stata scritta in occasione dei festeggiamenti per le nozze tra l’erede al trono ducale dei Gonzaga, Vincenzo I, e Margherita di Savoia. In quest’opera, concepita come un dramma di ispirazione mitologica, vi è un punto culminante, e cioè un’aria ampliata dove l’eroina dà espressione alle sue più profonde emozioni. Come riferì il cronista di corte Follino, l’”Arianna” “riuscì più che mirabile nel lamento che fece Arianna sovra lo scoglio, abbandonata da Teseo, il quale fu rappresentato con tanto affetto e con sì pietosi modi, che non si trovò ascoltante alcuno che non s’intenerisse né fu pur una dama che non versasse qualche lagrimetta al suo pianto”. La partitura di quest’opera è andata perduta. Ma il lamento d’Arianna (conosciuto anche come “Lasciatemi morire”, dal primo verso del testo) divenne subito famoso perché il pubblico che assistette alla prima rappresentazione era composto dall’aristocrazia di molti paesi. Monteverdi lo fece pubblicare come aria solistica 15 anni dopo la prima rappresentazione, nel “Sesto libro de’ madrigali”. Questo brano rappresenta l’apice dello stile arioso monteverdiano e rivela tutta l’abilità del compositore nel saper esprimere ogni frase del testo in modo assai intenso.
La fama del brano era talmente grande che Monteverdi decise di trarne un brano di ispirazione religiosa. Mantenendo la stessa struttura musicale e sovrapponendo un testo latino ispirato alla vicenda di Maria di fronte alla passione di Cristo, ottenne il “Lamento della Madonna” (o “Iam moriar”), pubblicato nella raccolta “Selva morale e spirituale” del 1640.
Qui viene proposto solo la prima parte, che dà inizio ad un lungo monologo di Maria.

10. DULCIS CHRISTE

Si tratta di un mottetto a due voci (soprano e contralto) di Michelangelo Grancini (1605-1669), compositore milanese operante nella prima metà del XVII secolo, e che svolse la sua attività nell’ambito musicale principalmente come maestro di cappella nel Duomo di Milano. Il testo è costituito da un’antifona tratta dalla liturgia ambrosiana e si rivolge a Cristo in termini di calda affezione e di partecipazione religiosa.
Anche in questo brano l’esecuzione rispetta la struttura originaria, che prevede la sovrapposizione e l’intreccio delle due voci femminili.


11. QUI PRESSO A TE

Il testo e la melodia sono solitamente attribuiti ad un autore anonimo del XIX secolo. Ma, anche se non vi sono riscontri oggettivi a livello testuale, vi è anche chi attribuisce il brano a Wolfgang Amadeus Mozart, partendo dai moduli musicali e stilistici che si ricollegano a quelli del compositore austriaco.

12. AVE MARIA

Si tratta della famosissima “Ave Maria” di Charles Gounod (1818-1893). Gounod sovrappose la sua melodia al primo preludio in do maggiore, tratto dall’opera “Il clavicembalo ben temperato” di Bach. Inizialmente Gounod concepì questo brano senza testo, per violino e pianoforte con organo, intitolandolo “Méditation”. L’ispirazione dell’aggiunta del testo latino dell’”Ave Maria”, che si sposa perfettamente alla melodia, gli venne soltanto più tardi.
Questi articolo fa parte del magazine VRMAG interamente dedicato all'esplorazione virtuale delle persone, dei luoghi e degli eventi piú importanti al mondo. Vai all'homepage clikkando QUI .

Subscribe Newsletter
Send to a friend
Do you have an interesting story
you want to share with our readers ?
Drop us a mail
VRMAG Homepage
Join:
VRMAG's Yahoo group

Check out:
VRMAG's Blog

VRMAG recommends:

Tripod heads:
360Precision
Nodal Ninja

Stitcher apps:
Autopano Pro
REALVIZ Stitcher
PTGui Pro

VR player:
Krpano
Flash panorama player
SPi-V
Pure player for Java

Community projects:
World Wide Panorama
ViewAt.org

Translations, voiceovers:
Networks

Print Magazine:
Monocle


Araceli Church
Rome
Italy

text click here to view
text



The purpose of this banner is to raise funds for a new VR community project VRMag will launch in a few months.



 

Homepage
- - Credits - Links - Blog - VRMAG Yahoo Group - RSS Feed

Previous Issues: 01 - 02 - 03 - 04 - 05 - 06 - 07 - 08 - 09 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17 - 18 - 19 - 20 - 21 - 22 - 23 - 24 - 25 - 26 - 27 - 28

VRMAG archive: Feature Story - Hotlist - Column - Reviews - Day Trips

VArtist archive: Spotlight - Guest Artist - Gallery - Showcase - VR Industry - Community

The copyright of the images belong to the individual photographers. VRMAG is a publication of ©2008 VRWAY Int. All Rights Reserved.
Designated trademarks and brands are the property of their respective owners.

Other VRWAY publications: Arounder | Arounder Magazine | Panogames | Fullscreenqtvr | VPBrochure | VRBG